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Trading sportivo tennis: quanto denaro c'è davvero sui mercati dell'exchange italiano

Trading sportivo tennis: dai nostri dati sull'exchange italiano, il 64,9% dei mercati pre-partita è a zero euro e lo spread sale al 55,8% nell'ITF.

Le guide al trading sportivo sul tennis ripetono spesso la stessa frase: “operare solo sui match più liquidi”. Di rado dicono quanti siano, o dove passi il confine. È un consiglio che non si può applicare, perché manca il numero.

Questo pezzo prova a darlo, usando i nostri dati di raccolta sull’exchange italiano di Betfair — quello con conto italiano, che ha liquidità separata da quella dell’exchange internazionale usato nel Regno Unito. Non misuriamo l’exchange internazionale e non facciamo confronti con i suoi volumi.

Cosa abbiamo misurato

Raccogliamo le quote dal 31 luglio 2026, quattro volte al giorno, sui primi 100 mercati per scambiato di calcio e di tennis; dal 7 al 25 settembre 2026 la raccolta si è fermata. I numeri di questo pezzo arrivano al 19 ottobre.

Per la fotografia della liquidità usiamo, per ogni mercato, solo l’ultima istantanea prima del via. Al 19 ottobre 2026 si tratta di 11.073 mercati: 4.596 di calcio e 6.477 di tennis, tutti Esito finale.

Il primo numero è già una risposta. Volume mediano per mercato, su tutto il campione: 26 euro.

Tennis e calcio non sono lo stesso mercato

Separando i due sport, l’ordine di grandezza cambia del tutto.

Nel calcio, sull’exchange italiano, il volume mediano per mercato è 332 euro. Il 30,1% dei mercati supera i 1.000 euro scambiati, il 15,7% supera i 3.000. I mercati a zero euro sono il 3,0%.

Nel tennis il volume mediano è 0 euro. A zero c’è il 64,9% dei mercati. Sopra i 1.000 euro ci arriva il 3,3%.

Detto in modo diretto: prendendo a caso una partita di tennis dal nostro archivio pre-partita, nella maggioranza dei casi su quel mercato non è passato un singolo euro fino all’ultima rilevazione utile. Nel calcio succede in tre casi su cento.

Su tutto il campione, l’1% dei mercati raccoglie il 57% del volume. Il mercato più grande del periodo ha scambiato 379.463 euro ed è una partita di calcio, France v Italy.

Il numero che mancava: la soglia è il circuito

Dividendo le 6.477 partite di tennis per livello di torneo, il quadro si chiarisce.

ATP, WTA e Slam — 2.590 partite. A zero euro il 43,2%, cioè circa 1.119 mercati. Sopra i 1.000 euro il 7,3%, cioè circa 189 partite in oltre due mesi di raccolta.

Challenger — 2.757 partite. A zero il 75,7%, circa 2.087 mercati. Sopra i 1.000 euro lo 0,8%: una ventina di partite in tutto il periodo.

ITF — 1.130 partite. A zero l’88,4%, circa 999 mercati. Sopra i 1.000 euro lo 0,1%: una partita.

Ecco il numero che le guide non danno. Sull’exchange italiano, prima della partita, il tennis con un mercato vero è il tennis del circuito maggiore, e nemmeno tutto: meno di una partita su tredici fra ATP, WTA e Slam supera i 1.000 euro scambiati. Sotto quel livello, il mercato pre-partita è quasi assente.

Non è solo una questione di orario

Un’obiezione ragionevole è che stiamo guardando troppo presto. In effetti, la nostra ultima istantanea cade in mediana tre ore prima dell’inizio: il denaro che arriva negli ultimi sessanta minuti, per costruzione, non lo vediamo.

Abbiamo controllato isolando i mercati la cui ultima rilevazione cade nell’ultima ora prima del via. Nel tennis, in quel sottoinsieme, i mercati a zero euro sono ancora il 53,7%. Nel calcio, stesso filtro, sono lo 0,7%.

Quindi l’orario spiega una parte del divario, non il divario. Anche con l’ultima rilevazione nell’ultima ora prima del via, più di una partita di tennis su due nel nostro campione non ha visto scambi.

Spread: quanto costa entrare e uscire

Il volume dice se il mercato c’è. Lo spread dice quanto costa usarlo.

Abbiamo considerato le partite in cui esistono sia una quota di punta sia una di banca su entrambi i giocatori, e misurato la distanza mediana fra miglior punta e miglior banca, insieme al denaro disponibile al primo prezzo per chi vuole puntare.

  • ATP, WTA e Slam: distanza 9,7%, 159 euro al primo prezzo.
  • Challenger: distanza 21,8%, 62 euro.
  • ITF: distanza 55,8%, 14 euro.
  • Serie A, per confronto: distanza 1,7%, 980 euro.

Vale la pena tradurre queste percentuali in soldi, perché è lì che diventano concrete. Una distanza punta-banca è il costo immediato di un’operazione aperta e chiusa subito, prima che il prezzo si muova di un centesimo.

Esempio su un circuito maggiore, spread 9,7%. Si punta 100 euro a quota 2,00 e si chiude subito bancando al miglior prezzo disponibile, 2,19. Per pareggiare le posizioni servono circa 91,3 euro di banca. Il risultato bloccato è una perdita di circa 8,7 euro, su qualunque esito. Il 2,19 non è una quota sfavorevole: è semplicemente l’altro lato del book.

Stesso esercizio su un ITF, spread 55,8%. Punta 100 euro a 2,00, banca a 3,12: servono circa 64 euro, e la posizione chiusa vale circa 35,8 euro di perdita. Oltre un terzo dello stake, bruciato dal solo attraversamento del book.

In Serie A, con l’1,7%, la stessa operazione costa circa 1,7 euro.

C’è poi la profondità. Anche nel tennis dei tornei maggiori, al primo prezzo ci sono 159 euro mediani. Un ordine da 500 euro non trova un prezzo solo: prende anche i livelli sotto, peggiorando mano a mano. Nella Serie A sono 980 euro al primo prezzo, una grandezza diversa.

Perché il tennis attira comunque i trader

La contraddizione è solo apparente. Il tennis ha caratteristiche che lo rendono attraente per chi fa trading, e nessuna di queste riguarda il pre-partita.

Il punteggio è discreto e gerarchico: punto, game, set. Ogni break sposta la struttura della partita, non solo la probabilità marginale, e le quote reagiscono a scatti anziché scorrere. Ci sono due soli esiti, quindi il book è semplice e la relazione fra i due prezzi è diretta. E ci sono molte partite, tutti i giorni dell’anno.

Tutto questo descrive il live, ed è esattamente la parte che noi non misuriamo. I nostri dati sono pre-partita, quattro istantanee al giorno, primi 100 mercati per scambiato. Non sappiamo quanto denaro giri durante il match sull’exchange italiano e non proviamo a dedurlo da questi numeri. Chiunque usi questa tabella per descrivere il live la sta usando male.

Una nota sul movimento delle quote

Collegata, perché è l’errore gemello: leggere nel movimento di prezzo un’informazione che non c’è.

Ad agosto abbiamo confrontato, sui 247 mercati Esito finale con oltre 3.000 euro scambiati, lo spostamento della quota e l’esito reale. Le selezioni accorciate oltre il 3% avevano vinto 85 volte contro 99 attese dalla quota finale (z = -2,03); quelle allungate oltre il 3%, 75 contro 61 attese (z = +2,20). Sembrava un segnale.

Rifatto fuori campione sulle partite dal 1 settembre al 24 ottobre 2026, 508 mercati, senza toccare niente: accorciate 162 contro 177,5 attese (z = -1,64), allungate 134 contro 135,1 (z = -0,12), gruppo di controllo 212 contro 195,4 (z = +1,67). Il segnale non ha retto. Non è la prova del contrario — due mesi sono pochi — ma è abbastanza per non presentarlo come qualcosa che funziona. I calcoli, peraltro, non includono la commissione dell’exchange.

I limiti di questi numeri

Vanno detti per intero. Misuriamo solo il pre-partita. Campioniamo quattro volte al giorno, quindi l’ultima rilevazione cade in mediana tre ore prima del via e il denaro dell’ultima ora ci sfugge in parte. Guardiamo i primi 100 mercati per scambiato, quindi i mercati minori entrano nel campione solo quando salgono in classifica. Il periodo ha un buco a settembre, dal 7 al 25. E tutto riguarda l’exchange italiano: sull’internazionale non abbiamo dati e non facciamo stime.

Cosa vuol dire, in pratica

Prima della partita, sull’exchange italiano, fuori dai tornei maggiori il mercato del tennis quasi sempre non c’è: tre Challenger su quattro e quasi nove ITF su dieci chiudono la nostra ultima rilevazione a zero euro scambiati. Un prezzo esposto su quei mercati non è un prezzo di mercato: è un ordine isolato, e la probabilità che ne deriva non ha dietro nessun consenso.

Dentro ai tornei maggiori il mercato esiste ma è piccolo. 159 euro mediani al primo prezzo significa che la profondità va letta prima della quota, non dopo: il numero che conta non è il 2,04 che si vede, è quanto denaro c’è a quel 2,04.

Lo spread è un costo, non un dettaglio grafico. Il 9,7% dei tornei maggiori vuol dire che un’operazione aperta e chiusa nell’istante successivo parte già con quella perdita. Il 55,8% dell’ITF vuol dire che l’operazione è priva di senso economico prima ancora di parlare di previsioni.

L’errore da evitare è confrontare un mercato di tennis con uno di calcio come se fossero la stessa cosa perché hanno la stessa interfaccia. In Serie A l’1,7% di spread e 980 euro al primo prezzo descrivono un libro ordini; nel tennis minore, 55,8% e 14 euro descrivono il suo contrario.

Le cifre campionato per campionato, aggiornate ogni mese, sono nel nostro report sulla liquidità dell’exchange.


Contenuto a scopo esclusivamente informativo e di analisi dei dati. Non costituisce consiglio di gioco né invito a scommettere. Il gioco può causare dipendenza patologica: riservato ai maggiorenni (18+).